{"id":328,"date":"2021-04-22T14:36:53","date_gmt":"2021-04-22T12:36:53","guid":{"rendered":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/?p=328"},"modified":"2021-04-27T11:11:33","modified_gmt":"2021-04-27T09:11:33","slug":"pandemie-e-demografia-il-quadro-dinsieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/?p=328","title":{"rendered":"Pandemie e demografia: il quadro d\u2019insieme"},"content":{"rendered":"\n<p>di <a href=\"https:\/\/www.irpps.cnr.it\/staff\/corrado-bonifazi-2\/\">Corrado Bonifazi<\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia di covid-19, che ormai imperversa in tutto il mondo da pi\u00f9 di un anno, ha costretto anche gli abitanti del mondo sviluppato a fare i conti con la fragilit\u00e0 della specie umana nel difendersi da nuove forme infettive. Questa volta, infatti, non si \u00e8 riusciti a circoscrivere la diffusione del nuovo virus, come invece si era stati in grado di fare con la sars e con le influenze aviaria e suina. Del resto, la storia del genere umano \u00e8 segnata dalla convivenza e, a volte, dal reciproco adattamento con i microorganismi patogeni. La crescita della popolazione mondiale, arrivata ormai a quasi 7,8 miliardi di individui, dimostra che da questo confronto siamo sinora usciti sostanzialmente vincenti, anche se spesso a prezzo di forti perdite. Uno degli effetti dell\u2019attuale pandemia \u00e8 stato sicuramente quello di riportare al centro dell\u2019attenzione proprio il ruolo che hanno svolto le malattie infettive nello sviluppo delle popolazioni umane.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto alle altre specie animali, la nostra ha il vantaggio di poter contrastare le malattie, oltre che con le risposte biologiche e con la selezione genetica, anche con interventi di natura sociale e culturale. Un comportamento che, a partire dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, ha potuto contare su conoscenze sempre pi\u00f9 ampie e solide, che hanno consentito di sconfiggere o ridurre fortemente, almeno nei paesi ricchi e sviluppati, l\u2019impatto di malattie che hanno rappresentato per secoli dei veri e propri flagelli. Ma anche prima che la ricerca scientifica fosse in grado di fornire strumenti adeguati a contrastare le malattie infettive, le societ\u00e0 umane avevano sviluppato interventi per cercare di limitarne la diffusione. Ad esempio, la pratica dell\u2019inoculazione per immunizzare i bambini al vaiolo era diffusa in parti dell\u2019Africa e nel mondo islamico molto prima che venisse introdotta in Europa nel corso del Settecento. Quarantene, cordoni sanitari e distanziamento sociale, tornati ad essere in pieno xxi secolo i principali mezzi a disposizione per arginare il covid-19, sono una delle classiche modalit\u00e0 di intervento di fronte alle epidemie e hanno trovato un ampio utilizzo da parte degli Stati italiani dalla met\u00e0 del Trecento a tutto il Seicento per contrastare la diffusione della peste.<\/p>\n\n\n\n<p>Non va poi sottovalutato il percorso di reciproco adattamento che spesso si sviluppa tra microorganismo patogeno e ospite. \u00c8 grazie a questo processo che molte malattie infettive sono diventate tipiche dell\u2019infanzia, colpendo solo i bambini ancora non immunizzati. Di conseguenza, una popolazione che ha gi\u00e0 affrontato una malattia infettiva pu\u00f2 avere dei vantaggi rispetto a un altro gruppo umano che ancora non \u00e8 entrato in contatto con lo stesso agente patogeno. Il drammatico esito dell\u2019incontro fra gli europei e i nativi americani ne \u00e8 un tragico e significativo esempio: qualche millennio di stretto contatto con gli animali domestici aveva reso i nuovi arrivati molto meno esposti a tutta una serie di malattie che erano invece del tutto sconosciute alle popolazioni indigene, che ne furono infatti falcidiate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero cambio di passo nel rapporto con le malattie infettive si avvi\u00f2 gi\u00e0 dalla met\u00e0 del Settecento, ma prese vigore e si diffuse in larga parte dell\u2019Europa nel corso dell\u2019Ottocento, quando le crisi di mortalit\u00e0 di natura epidemica si ridussero in numero e intensit\u00e0 e diminu\u00ec anche l\u2019impatto delle patologie di questo tipo a diffusione endemica. Secondo alcune stime, nel caso dell\u2019Inghilterra e dell\u2019Italia l\u2019aumento di 27 e 32 anni nella speranza di vita registrato tra l\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento e il 1951 \u00e8 per circa il 70% attribuibile proprio al minore impatto di queste cause di morte<a href=\"#_edn1\">[1]<\/a>. Questo miglioramento nelle condizioni di sopravvivenza, noto come transizione epidemiologica o sanitaria, ha dato un contributo fondamentale alla straordinaria crescita della popolazione europea, passata dai 188 milioni di inizio Ottocento ai 404 del primo Novecento e ai 547 del 1950, nonostante i circa 60 milioni di europei emigrati verso gli altri continenti tra 1846 e 1940. Nel processo di controllo delle malattie infettive i progressi della medicina e della biologia hanno evidentemente avuto un ruolo essenziale: vaccinazioni, cure pi\u00f9 efficaci, capacit\u00e0 di identificare i fattori patogeni e l\u2019eziologia delle diverse malattie, miglioramento delle condizioni di vita, dell\u2019igiene e dell\u2019alimentazione sono tutti fattori che hanno concorso al raggiungimento di questi straordinari risultati.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante i continui ed eccezionali progressi della medicina e della biologia, tra gli studiosi del settore vi \u00e8 sempre stata per\u00f2 piena consapevolezza che uno <em>spillover<\/em>, il passaggio cio\u00e8 di un agente patogeno da un\u2019altra specie, o mutazioni di microorganismi patogeni gi\u00e0 esistenti potevano innescare una pandemia difficilmente controllabile e per la quale ci saremmo trovati, almeno in un momento iniziale, senza cure efficaci a disposizione. Del resto, in questi anni situazioni simili si sono verificate pi\u00f9 volte, ma per nostra fortuna si sono rilevate circoscrivibili. Il covid-19, invece, ha mostrato tutta la nostra fragilit\u00e0 di fronte a un virus fortemente infettivo, che si trasmette direttamente da uomo a uomo con le stesse modalit\u00e0 di un comune raffreddore. Tale rischio, per altro, era ben presente a quanti si occupano di malattie infettive e alle stesse autorit\u00e0 sanitarie: nel 2015, ad esempio, la National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine degli Stati Uniti ha organizzato un <em>workshop<\/em> proprio per discutere dei rischi di una pandemia globale e dei modi migliori per affrontarla. Nei lavori veniva evidenziato come \u00abcompared with other high profile threats to human and economic security such as war, terrorism, and financial crises, the world underinvests in and is underprepared for global disease outbreaks\u00bb<a href=\"#_edn2\">[2]<\/a>. Un\u2019impreparazione di cui purtroppo stiamo ancora pagando le conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Va poi considerato che, in quest\u2019ultimo ventennio di globalizzazione, la probabilit\u00e0 che si possa verificare una zoonosi \u00e8 aumentata in maniera notevolissima<a href=\"#_edn3\">[3]<\/a>. La popolazione mondiale ha, ad esempio, dimensioni 18 volte superiori a quelle che aveva nel 1340, quando arriv\u00f2 la peste nera in Europa, e questo fattore, gi\u00e0 di per s\u00e9, fa comprendere quanto sia cresciuta la possibilit\u00e0 che avvengano passaggi di microorganismi patogeni da altre specie a quella umana. Non solo, le attivit\u00e0 economiche mondiali sono cresciute a un tasso molto pi\u00f9 elevato della popolazione e questo ha determinato una pressione crescente sugli ambienti naturali, anche su quelli sinora meno esposti alle interazioni con gli esseri umani. Senza contare la crescita degli allevamenti intensivi, in cui il rischio di una zoonosi \u00e8 all\u2019ordine del giorno, come hanno mostrato l\u2019influenza suina e quella aviaria. La crescita economica e la globalizzazione hanno, poi, comportato un aumento senza precedenti del commercio internazionale e degli spostamenti delle persone, il solo traffico aereo ha riguardato nel 2018 4,2 miliardi di passeggeri. Una cifra che da sola \u00e8 sufficiente a spiegare la velocit\u00e0 di diffusione dell\u2019attuale pandemia; del resto i virus \u00abnon corrono, non camminano, non nuotano, non strisciano. Si fanno dare un passaggio\u00bb.<a href=\"#_edn4\">[4]<\/a> \u00c8 in questo contesto di crescente pressione ambientale che si \u00e8 sviluppata la pandemia di covid-19 e in cui si potrebbe anche presentare un microorganismo patogeno ancora pi\u00f9 aggressivo e meno controllabile: il <em>next big one <\/em>potrebbe essere anche peggiore del virus sars-cov-2.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019effetto demografico principale delle epidemie e delle pandemie \u00e8, ovviamente, quello sulla morbosit\u00e0 e sulla mortalit\u00e0, ma le loro conseguenze investono anche gli altri aspetti della dinamica demografica, dalla fecondit\u00e0 alla nuzialit\u00e0 ai processi migratori. L\u2019ampiezza delle conseguenze dipende naturalmente dalle dimensioni e dai vuoti che la crisi epidemica provoca all\u2019interno della popolazione, ma se il primo impatto tende a rafforzare gli effetti negativi, riducendo anche la riproduzione della popolazione, l\u2019esperienza passata mostra che, in aggregati demografici sufficientemente numerosi e vitali, passata la crisi tendono a mettersi in moto meccanismi di compensazione, attraverso una ripresa dei matrimoni, della natalit\u00e0 e pi\u00f9 intense migrazioni. Quando questo processo non si \u00e8 realizzato o lo ha fatto con particolare lentezza, la popolazione interessata ha conosciuto periodi anche lunghi di declino che, per i gruppi meno numerosi, ha a volte anche comportato la totale scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la pandemia di COVID-19 siamo purtroppo ancora lontani dal poter stilare un bilancio definitivo, anche se sono passati quasi 16 mesi dal giorno in cui la Cina segnal\u00f2 all\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) il presentarsi di una forma di polmonite di cui si ignorava la causa. Nonostante sia bastata una settimana per individuare la causa della malattia e meno di un anno per mettere a punto diversi vaccini efficaci e avviare una campagna di vaccinazione mai vista in precedenza, la diffusione della pandemia \u00e8 infatti ancora nella gran parte del mondo tutt\u2019altro che sotto controllo. A livello mondiale, l\u2019OMS al 14 aprile 2021 segnalava 136,7 milioni di casi di COVID-19, con 2,95 milioni di morti e 733 milioni di dosi di vaccino inoculate. Alla stessa data, il Dipartimento della Protezione Civile e il Commissario Straordinario per il COVID-19 registravano complessivamente in Italia 3,8 milioni di casi, 115 mila deceduti e 13,9 milioni di dosi vaccinali somministrate. Gli effetti del COVID hanno investito pesantemente anche i movimenti migratori e si stanno ormai manifestando anche sulla natalit\u00e0. In definitiva, nonostante la nostra capacit\u00e0 di limitare e ridurre gli effetti delle malattie infettive sia aumentata in maniera straordinaria, neanche i paesi con la sanit\u00e0 migliore sono riusciti ad impedire che la pandemia si diffondesse e provocasse gravi danni. Purtroppo, l\u2019esperienza del covid-19 ha posto con urgenza la necessit\u00e0 di considerare il rischio di una pandemia tra quelli pi\u00f9 gravi che possono investire la comunit\u00e0 internazionale e gli Stati nazionali. Molto pi\u00f9 gravi, per la vastit\u00e0 degli effetti medici e le ricadute economiche e sociali, della gran parte dei rischi che sinora sono stati posti in cima alle agende politiche.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"644\" height=\"362\" src=\"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Grafico.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-335\" srcset=\"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Grafico.png 644w, https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Grafico-300x169.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Per approfondimenti:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C. BONIFAZI, \u201cPopolazioni, epidemie e pandemie\u201d, in&nbsp;<em>Migrazioni di virus. Numeri e linguaggi<\/em>, a cura di C. Bonifazi, M.E. Cadeddu, C. Marras, Collana PluriMi, vol. II, Cnr Edizioni,&nbsp;2020, <a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/it\/plurimi\">https:\/\/www.cnr.it\/it\/plurimi<\/a>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref1\">[1]<\/a> G. Caselli, \u201cHealth transition and cause-specific mortality\u201d, in R. Schofield, D. Reher, A. Bideau (eds.), <em>The decline of mortality in Europe<\/em>, Clarendon Press, Oxford, 1991, pp. 68-96.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref2\">[2]<\/a> A. Gulland, \u201cWorld invests too little and is underprepared for disease outbreaks, report warns\u201d,<em>British Medicine Journal<\/em>, 352, 2016.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref3\">[3]<\/a> A. Quammen, <em>Spillover. L\u2019evoluzione delle pandemie<\/em>, Adelphi, Milano, 2014.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref4\">[4]<\/a> Quammen 2014, p. 22.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Corrado Bonifazi. La pandemia di covid-19, che ormai imperversa in tutto il mondo da pi\u00f9 di un anno, ha costretto anche gli abitanti del mondo sviluppato a fare i conti con la fragilit\u00e0 della specie umana nel difendersi da nuove forme infettive. Questa volta, infatti, non si \u00e8 riusciti a circoscrivere la diffusione del nuovo virus, come invece si era stati in grado di fare con la sars e con le influenze aviaria e suina. Del resto, la storia del genere umano \u00e8 segnata dalla convivenza e, a volte,&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":331,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,36],"tags":[32,66,54,60,69,71,22,43,68,62,58,56,57,59,70,74,67,42,7,65,63,53,61,73,64],"class_list":["post-328","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-corrado-bonifazi","category-open-data","tag-datibenecomune","tag-allevamenti-intensivi","tag-aviaria","tag-biologia","tag-commissario-straordinario-per-il-covid","tag-comunita-internazionale","tag-covid-19","tag-demografia","tag-dipartimento-protezione-civile","tag-globalizzazione","tag-influenza","tag-influenza-aviaria","tag-influenza-suina","tag-medicina","tag-migrazioni","tag-ministero-della-salute","tag-oms","tag-open-data","tag-pandemia","tag-peste-nera","tag-popolazione-mondiale","tag-sars","tag-societa","tag-stati-nazionali","tag-zoonosi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=328"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/328\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":338,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/328\/revisions\/338"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/331"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}