{"id":469,"date":"2022-05-05T15:11:52","date_gmt":"2022-05-05T13:11:52","guid":{"rendered":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/?p=469"},"modified":"2022-08-29T14:40:41","modified_gmt":"2022-08-29T12:40:41","slug":"nidi-e-servizi-educativi-per-linfanzia-in-italia-unopportunita-di-sviluppo-per-i-bambini-e-per-la-collettivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/welfarepost.irpps.cnr.it\/?p=469","title":{"rendered":"Nidi e servizi educativi per l\u2019infanzia in Italia: un\u2019opportunit\u00e0 di sviluppo per i bambini e per la collettivit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Di <a href=\"http:\/\/www.irpps.cnr.it\/anna-milione\/\">Anna Milione<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>La diffusione capillare dei servizi educativi per l\u2019infanzia su tutto il territorio nazionale \u00e8 una delle sfide pi\u00f9 importanti che attende le politiche educative nei prossimi anni. L\u2019investimento in educazione precoce costituisce, infatti, la strategia pi\u00f9 adeguata per contrastare i divari sociali di origine e le disuguaglianze nel corso della vita, che ha importanti ricadute non solo sulla crescita dei bambini, ma anche sul benessere delle famiglie e in generale della societ\u00e0. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, le ragioni per un solido investimento in nidi e servizi educativi per la prima infanzia sono ormai da tempo sostenute dalla letteratura internazionale. Un\u2019ampia mole di studi realizzati in diversi ambiti disciplinari (dalle neuroscienze alla psicologia e alla pedagogia, dalla sociologia alla demografia e all\u2019economia) ha messo in evidenza come le basi per lo sviluppo del benessere fisico e mentale, cognitivo, emotivo e socio-relazionale sono poste nei primi anni di vita. E\u2019 stato riconosciuto fondamentale per lo sviluppo successivo assicurare in questi anni, a prescindere dal background familiare, un favorevole ambiente di crescita. Di particolare rilievo, in proposito, le ricerche sulla genetica che hanno evidenziato l\u2019influenza ambientale sul funzionamento dei geni, e ancor pi\u00f9, le neuroscienze che hanno disvelato il ruolo dei fattori ambientali sullo sviluppo delle reti neuronali del bambino, che nei primi anni di vita procede ad una velocit\u00e0 che non raggiunger\u00e0 mai pi\u00f9 negli anni successivi. Alla luce di ci\u00f2, i benefici dell\u2019investimento nei servizi educativi per la prima infanzia sono molto pi\u00f9 efficaci e meno costosi degli investimenti successivi mirati al contrasto dell\u2019abbandono scolastico (<a href=\"https:\/\/jenni.uchicago.edu\/papers\/Heckman_Masterov_RAE_2007_v29_n3.pdf\">Heckman, D. V. Masterov&nbsp; 2007<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia, a distanza di cinquant\u2019anni dalla <a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/1971\/12\/15\/071U1044\/sg\">legge 1044\/1971<\/a> che ha istituito gli asili nido con una finalit\u00e0 socio-assistenziale, solo recentemente a livello normativo, \u00e8 stata affermata pienamente la loro funzione educativa. Con il <a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2017\/05\/16\/17G00073\/sg\">decreto legislativo 65\/2017<\/a> i nidi insieme ai servizi educativi dedicati alla fascia d\u2019et\u00e0 0-3 anni, sono stati inseriti all\u2019interno del Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come fa notare l\u2019<a href=\"http:\/\/www.istat.it\">ISTAT<\/a> nell\u2019ultimo <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2021\/11\/REPORT_ASILI-NIDO-2019-2020.pdf\">Rapporto nazionale sui nidi e i servizi integrativi<\/a>, l\u2019offerta di servizi per la prima infanzia (nidi, micronidi e sezioni primavera) \u00e8 in parte cresciuta (26,9 posti ogni 100 bambini nell\u2019anno educativo 2019-2020) ma continua ad essere sotto il target fissato nel <a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/parole\/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido\/\">Consiglio Europeo di Barcellona (2002)<\/a> del 33%.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione cruciale riguarda le forti disparit\u00e0 nella copertura territoriale e nella qualit\u00e0 dei servizi.&nbsp; Sia il Nord-est che il Centro Italia raggiungono livelli di copertura sopra il target europeo (rispettivamente 34,5% e 35,3%); il Nord-ovest \u00e8 sotto ma non lontano dall\u2019obiettivo (31,4%) mentre il Sud (14,5 %) e le Isole (15,7%), seppure in miglioramento, risultano ancora molto distanti. A livello regionale i livelli di copertura pi\u00f9 alti si registrano in Valle D\u2019Aosta (43,9%), seguita da diverse regioni del Centro-nord, tutte sopra il target europeo. Dal 2019 anche il Lazio e il Friuli-Venezia Giulia superano il 33% (rispettivamente 34,3% e 33,7%). Sul versante opposto Campania e Calabria sono ancora sotto l\u201911%.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nelle Regioni con un&#8217;alta copertura di nidi, vi sono zone maggiormente carenti che generalmente coincidono con le aree interne<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Inoltre, in buona parte delle Regioni italiane \u00e8 decisivo l\u2019apporto delle strutture private per raggiungere valori di copertura prossimi all\u2019obiettivo europeo, mentre solo in pochi casi il contributo pi\u00f9 consistente proviene dai nidi e dai servizi integrativi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Se per quanto concerne la scuola dell\u2019infanzia che accoglie i bambini nella fascia 3-6 anni, lo Stato si \u00e8 assunto da tempo la responsabilit\u00e0 sotto il profilo del finanziamento, per cui l\u2019Italia \u00e8 tra i paesi UE con la maggiore copertura a livello nazionale, rispetto ai nidi e ai servizi educativi per la fascia 0-3 non si prevede n\u00e9 un diritto soggettivo all\u2019accesso, n\u00e9 un meccanismo chiaro e certo di finanziamento pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne consegue che in Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano una qualsiasi struttura educativa nel 2019 sono quasi 10 punti al di sotto della media europea (rispettivamente il 26,3% e il 35,3%), mentre in altri paesi del Mediterraneo si registrano nello stesso anno tassi di frequenza ben superiori (Spagna 57,4%, Francia 50,8%).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo dato include anche gli \u201canticipatari\u201d alla scuola dell\u2019infanzia, che in Italia rappresentano il 5,1% dei bambini sotto i 3 anni. D\u2019altro canto al netto degli anticipatari e dei beneficiari dell\u2019offerta comunale (14,7%), si stima intorno al 6,5% la quota di bambini iscritti ai nidi privati non finanziati dai Comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro Paese, dunque, 68.324 bambini di 2 anni, iscritti come \u201canticipatari\u201d, frequentano la scuola dell\u2019infanzia. Una piccola parte sono \u201cirregolari\u201d (0,7% dei bambini di 2 anni), perch\u00e9 compiono 3 anni dopo il 30 aprile dell\u2019anno educativo di riferimento, limite previsto per l\u2019accesso anticipato alla scuola d\u2019infanzia. Come evidenzia l\u2019ISTAT, il fenomeno appare inversamente correlato alla diffusione dell\u2019offerta dei servizi specifici per la prima infanzia: in Emilia-Romagna e in Valle d\u2019Aosta, dove la copertura dei posti rispetto ai bambini di 0-2 anni supera il 40%, gli \u201canticipatari\u201d sono poco pi\u00f9 del 2% di questa fascia di et\u00e0; in Calabria si registra invece il 10,9% di copertura e il 9,9% di \u201canticipatari\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne pu\u00f2 dedurre che nelle aree del Paese dove l\u2019offerta di servizi \u00e8 carente, la domanda insoddisfatta si orienta verso un percorso educativo non adeguato all\u2019et\u00e0 dei bambini sotto i 3 anni, ma accessibile perch\u00e9 \u00e8 un servizio gratuito, salvo per la quota riferita alla mensa.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i fattori che scoraggiano l\u2019iscrizione ai nidi vi sono i costi del servizio, in particolare, per l\u2019accesso ai nidi privati, e la scarsa diffusione dei servizi che, come osservato, penalizza soprattutto i residenti in alcune aree del Paese. Poich\u00e9, inoltre, il nido pubblico continua a configurarsi come un servizio di sostegno alle responsabilit\u00e0 genitoriali \u2013 ovvero, di conciliazione del lavoro di cura e del lavoro extradomestico, non come un diritto all\u2019educazione precoce del bambino \u2013 i criteri di selezione delle domande da parte dei Comuni tendono a favorire le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano.<\/p>\n\n\n\n<p>I dati<a href=\"http:\/\/www.istat.it\"> ISTAT<\/a> evidenziano chiaramente questa disparit\u00e0. La condizione lavorativa della madre influisce in maniera preponderante per l\u2019accesso ai nidi: le famiglie in cui la madre lavora usufruiscono per il 32,4% del nido, contro il 15,1% delle famiglie in cui solo il padre lavora. Le famiglie in cui lavora un solo genitore incontrano, dunque, difficolt\u00e0 ad accedere sia ai nidi privati per l\u2019onerosit\u00e0 delle rette, sia ai nidi pubblici per i criteri di accesso applicati dai comuni. Le famiglie con due redditi, invece, hanno maggiore probabilit\u00e0 di iscrivere i bambini al nido: il reddito netto annuo equivalente delle famiglie con bambini che usufruiscono del nido \u00e8 mediamente pi\u00f9 alto (24.213 euro) di quello delle famiglie che non ne usufruiscono (17.706 euro) e i tassi di frequenza aumentano all\u2019aumentare della fascia di reddito delle famiglie (dal 19,3% del primo quinto di reddito si passa al 34,3% dell\u2019ultimo quinto). Il titolo di studio dei genitori si conferma una discriminante della scelta del nido: il titolo di studio pi\u00f9 alto in famiglia (laurea o titolo pi\u00f9 alto) \u00e8 associato al 33,4% di frequenza del nido, che scende al 18,9% per i genitori con al massimo il diploma superiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2011 gli \u201canticipatari\u201d alla scuola dell\u2019infanzia sono diminuiti lievemente: dal 15,7% dei bambini di 2 anni, passano al 14,6% nel 2019. Nell\u2019anno educativo 2019\/2020 la riduzione riguarda soprattutto le regioni del Mezzogiorno, e pu\u00f2 essere correlata con l\u2019arricchimento dell\u2019offerta di servizi educativi: infatti a 4.000 posti in pi\u00f9 nel Mezzogiorno corrispondono 1.736 \u201canticipatari\u201d in meno. L\u2019incremento dei posti disponibili e la recente introduzione di contributi statali, che alleggeriscono i costi sostenuti dalle famiglie per il nido, stanno contribuendo a indirizzare le scelte educative per i bambini di 2 anni verso servizi specifici per la loro et\u00e0 piuttosto che verso la scuola d\u2019infanzia. E\u2019 importante, dunque, procedere in questa direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa linea, il <a href=\"https:\/\/pnrr.istruzione.it\/avviso\/asili\/\">PNRR<\/a> ha stanziato 2,4 miliardi di euro per incrementare l\u2019offerta pubblica dei nidi d\u2019infanzia, per i quali \u00e8 stato necessario prorogare la scadenza, essendo pervenute richieste di finanziamento solo per la met\u00e0 delle risorse investite. Con la sola eccezione dell\u2019Emilia Romagna, tutte le Regioni hanno presentato richieste al di sotto del budget stanziato e, in modo particolare, quelle con una presenza gi\u00e0 molto bassa di servizi educativi per la prima infanzia. La proroga al 31 marzo 2022, ha consentito di incrementare le richieste per 800 milioni, ma ne restano 400 non utilizzati.<\/p>\n\n\n\n<p>La bassa adesione dei Comuni evidenzia come lo strumento dei bandi non sia sufficiente, ovvero, non basti a risolvere le criticit\u00e0 alla base del mancato sviluppo di questo servizio su tutto il territorio nazionale, che sono di ordine amministrativo e culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul versante amministrativo la ristrettezza dei tempi e la simultaneit\u00e0 di bandi diversi, su settori differenti, ha probabilmente indotto i Comuni \u2013 per lo pi\u00f9, medio-piccoli, nelle aree interne e nel Mezzogiorno \u2013 a scegliere quelli che nella cultura e nell\u2019esperienza amministrativa locale avevano maggiore priorit\u00e0 e per i quali si prevedeva con pi\u00f9 certezza il finanziamento dei costi di gestione. Considerata, per esempio, l\u2019entit\u00e0 dei problemi in cui versa l\u2019edilizia scolastica, \u00e8 probabile che su molti Comuni premessero progetti di ristrutturazione o costruzione di nuove scuole, mentre per quanto concerne l\u2019investimento sui nidi, l\u2019inesperienza sul versante della progettazione e la difficolt\u00e0 di sostenerne i costi di gestione completamente a loro carico, li abbia scoraggiati.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano culturale pesa la rappresentazione, ancora molto diffusa, del nido come un servizio di conciliazione lavoro-famiglia per i genitori, non come una risorsa educativa per i bambini e, quindi, strumento fondamentale di contrasto alle disuguaglianze di origine familiare e alla povert\u00e0 educativa. Basti considerare che alla prima scadenza, il 28 febbraio, le Regioni che hanno inoltrato pi\u00f9 domande sono quelle con i tassi di occupazione femminile pi\u00f9 alti ed anche una buona presenza di nidi: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte. Nel Mezzogiorno dove c\u2019\u00e8 una scarsa presenza dei nidi, solo la Campania rientra nel gruppo delle Regioni che ne hanno fatto pi\u00f9 richiesta (Saraceno, La Stampa, 09 aprile 2022).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla chiusura del bando per i nidi d\u2019infanzia lo scorso primo aprile, nel Mezzogiorno insieme alla Campania (196) anche la Calabria (137) rientra nel gruppo delle Regioni che hanno presentato pi\u00f9 domande.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel comunicato del MIUR il Governo destina i 400 milioni residui all\u2019ulteriore finanziamento delle candidature gi\u00e0 pervenute nell\u2019ambito del bando PNRR per l\u2019incremento dei poli dell\u2019Infanzia per la fascia 0-6 anni<\/p>\n\n\n\n<p>Al fine di non ampliare ulteriormente il gap che esiste sui territori, incrementando posti e servizi dove sono gi\u00e0 presenti, e non nelle aree dove sono pi\u00f9 carenti, circa 70 milioni ancora residui saranno stanziati in un nuovo bando per i nidi, con scadenza a fine maggio, destinato ai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno, con priorit\u00e0 a Basilicata, Molise e Sicilia, che hanno presentato meno candidature, e che prevede un supporto alla progettazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, occorre considerare, come osserva Pavolini<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, che le risorse investite nel PNRR e quelle stanziate nella finanziaria per quest\u2019anno e per i prossimi anni (120 milioni di euro nel 2022 per arrivare a 1,1 miliardi a decorrere dal 2027)sono ancora insufficienti a raggiungere l\u2019obiettivo minimo di una copertura del 33% su tutto il territorio nazionale. &nbsp;Secondo i dati ISTAT, la spesa relativa per servizi educativi comunali o convenzionati nel 2019 \u00e8 stata pari a un miliardo e 496 milioni di euro, di cui 1,2 miliardi di euro a carico dei Comuni e la restante quota a carico delle famiglie tramite le rette (circa 8.000 euro l\u2019anno a carico delle famiglie). Questa cifra ha permesso la fruizione del servizio a circa 197.500 bambini sotto i 3 anni, pari al 14,7% del totale dei loro coetanei. Il rischio \u00e8 che si costruiscano le strutture ma non si assicuri la reale opportunit\u00e0 di frequentare a tutti i bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ridurre le forti disparit\u00e0 territoriali \u00e8 necessario stabilire un target minimo della copertura dei servizi (33%), in gestione pubblica diretta o affidati in convenzione, per ciascuna Regione e non di media nazionale, in modo da garantire livelli essenziali di servizi per la prima infanzia in tutte le aree regionali, interne e periferiche, e un ampio accesso anche ai bambini con background familiare svantaggiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo strumento del bando, pur prevedendo il sostegno dei tecnici alla progettazione, non sembra dunque il pi\u00f9 adeguato a garantire eguali opportunit\u00e0 di accesso, ovvero, diritti a livelli essenziali. Occorre chiedersi, allora, con Chiara Saraceno (La Stampa, 09 aprile 2022), se non ci sia una responsabilit\u00e0 del Governo centrale nel fare in modo che le risorse siano distribuite per colmare le diseguaglianze, e nel rimuovere gli ostacoli di ordine culturale per quanto concerne il riconoscimento dell\u2019importanza dei servizi educativi per la prima infanzia come opportunit\u00e0 di crescita dei bambini. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 stato sancito dal Decreto legislativo n. 65 del 2017 i servizi per la prima infanzia hanno una funzione educativa e concorrono all\u2019inclusione sociale e al riequilibrio delle diseguaglianze socio-economiche, si configurano quindi come un diritto per tutte le bambine e i bambini per cui occorre superare i divari di utilizzo e accessibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per approfondire<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.alleanzainfanzia.it\/\">Alleanza per l\u2019infanzia<\/a>, Rete educAzioni, <a href=\"https:\/\/www.alleanzainfanzia.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Investire-nell%E2%80%99infanzia-Rapporto-Alleanza-EducAzioni.pdf\">Investire nell\u2019infanzia: prendersi cura del futuro a partire dal presente<\/a>, dicembre 2020.<\/p>\n\n\n\n<p>J. Heckman, D. V. Masterov, <a href=\"https:\/\/jenni.uchicago.edu\/papers\/Heckman_Masterov_RAE_2007_v29_n3.pdf\">The productivity argument for investing in young children, <\/a>in Review Of Agricultural Economics, 2007.<\/p>\n\n\n\n<p>ISTAT<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/\/2021\/11\/REPORT_ASILI-NIDO-2019-2020.pdf\">, Nidi e servizi integrativi per la prima infanzia \u2013 Anno educativo 2019\/2020<\/a>, 4 novembre 2021, .<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>Per approfondire l\u2019analisi dei divari che riguardano le aree interne si veda Openpolis<a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Asili_nido_in_Italia.pdf\">, <em>Asili nido in Italia<\/em> <em>i divari nell\u2019offerta di nidi e servizi prima infanzia sul territorio nazionale, tra mezzogiorno e aree interne<\/em>,<\/a> 4 aprile 2021,<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> &nbsp;http:\/\/www.vita.it\/it\/article\/2022\/03\/14\/perche-i-comuni-disertano-il-bando-del-pnrr-sugli-asili-nido\/162175\/.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Anna Milione. 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