Un censimento al passo con i tempi

di Loredana Cerbara.

Nell’era della comunicazione digitale, l’immediatezza con cui sono ottenute le informazioni è una caratteristica imprescindibile anche quando si tratta di statistiche pubbliche e, per questo, affidabili e di elevata qualità. Il censimento[1] della popolazione, una statistica pubblica tra le più importanti, ha origini lontane nel tempo, tanto lontane che non se ne possono individuare le origini. Ogni agglomerato sociale ha sentito il bisogno di contare i componenti del proprio collettivo distinguendoli tra giovani, adulti e anziani. I giovani dovevano essere molti (in verità questo è stato vero fino ad un passato non troppo lontano nel nostro Paese ed è ancora vero in molte regioni del mondo) perché la loro fragilità ne metteva a rischio la sopravvivenza; agli adulti veniva affidato il peso di chi non poteva produrre ricchezza, quindi dei giovani e degli anziani (oggi si calcola per questo l’indice di dipendenza strutturale[2]); agli anziani, infine, ci si rivolgeva in cerca di esperienze di vita in grado di aiutare nei momenti cruciali della collettività. Le prime tracce di censimenti che si conoscono risalgono ai Sumeri, in Mesopotamia, IV-II millennio a.C., ma poi anche in Egitto, in Cina, nella civiltà romana e via via attraverso il Medioevo e le epoche più recenti fino a noi. Può sembrare un racconto di altri tempi, ma anche al giorno d’oggi l’esigenza di contare la popolazione e distinguerla nelle varie componenti è fondamentale. E di censimenti ne esistono anche altri, molto importanti per l’economia del Paese: il censimento dell’industria e dei servizi, quello dell’agricoltura e quello delle abitazioni che viene svolto contestualmente a quello della popolazione. Il censimento della popolazione ha avuto inizio nel 1861 con l’unità d’Italia e si è ripetuto con cadenza decennale, tranne in due sole occasioni. 10 anni sono sempre stati necessari per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati e la preparazione della nuova tornata di censimento. Un lavoro enorme, che dal 1931 è stato solo parzialmente agevolato dall’introduzione di un primo e rudimentale calcolatore automatico basato sulle schede perforate[3].

La regolarità con cui viene fatta la rilevazione censuaria fornisce serie storiche molto utili anche per verificare le tendenze dei fenomeni rilevati. Ad esempio, si riesce a verificare a colpo d’occhio quali zone del territorio nazionale presentano una spiccata tendenza allo spopolamento o viceversa ad una crescita demografica (figura 1). Oppure si può verificare, sempre utilizzando lo strumento delle mappe, quali parti del territorio sono più o meno antropizzate e la tendenza in crescita o in diminuzione di questo indicatore (figura 2).

Figura 1. Tendenza demografica dei comuni dal 1951 al 2019
Fonte: Istat 2020

Figura 2. Mappa della superficie antropizzata lorda
Fonte: Istat, 2019

Dopo una massiccia informatizzazione delle anagrafi comunali che ha permesso di ottenere una nuova anagrafe unica nazionale aggiornata in tempo reale, è stato possibile fare un nuovo salto di qualità. Si è progettato e avviato il censimento permanente[4]. I dati amministrativi costituiscono il nucleo centrale delle informazioni, sempre aggiornate evitando il ben noto disallineamento tra dato censuario e dato anagrafico che veniva a crearsi quando le anagrafi analogiche soffrivano le difficoltà di aggiornamento continuo tra un censimento e l’altro, motivo per cui era necessario un calcolo basato su stime per avere un valore infracensuario attendibile sull’ammontare reale della popolazione e lo stesso censimento era utile anche per riallineare il dato anagrafico. I dati raccolti periodicamente costituiscono un patrimonio di conoscenza che va oltre il singolo censimento. Infatti, nel tempo sono stati messi a punto diversi modi per analizzare i dati di fonte censuaria ottenendo ad esempio preziose informazioni a livello territoriale, temporale e strutturale. Abbiamo già dato alcuni esempi di tendenze demografiche nelle figure fin qui allegate, ma si può anche costruire un dato statico, cioè istantaneo perché calcolato in un certo istante di tempo molto importante per la caratterizzazione della situazione demografica nazionale. Ad esempio, si può osservare la piramide delle età[5] (figura 3) che rappresenta la popolazione italiana come una popolazione caratterizzata da un forte invecchiamento.

Figura 3. Piramide dell’età della popolazione residente per età e sesso al 1° gennaio
Anno 2020, valori percentuali
Fonte ISTAT, ANNUARIO STATISTICO ITALIANO 2020

Il vantaggio della disponibilità di questo tipo di dati in forma continuativa è anche nella possibilità di monitorare indicatori fondamentali delle caratteristiche demografiche nazionali che possono essere comunicati con relativa semplicità (figura 4). Ma il limite dell’informazione da fonte amministrativa è dato dal fatto che non può essere ricco di dettagli come può invece essere un dato censuario che raccoglie anche informazioni sugli spostamenti per studio o lavoro e sull’abitazione. Per questo il nostro maggiore Ente produttore di dati ufficiali, l’ISTAT a cui è devoluto l’incarico di effettuare i censimenti fin dalla sua creazione all’inizio del secolo scorso, ha progettato l’integrazione di fonti amministrative con rilevazioni campionarie che sopperiscono a questo limite. Il vantaggio sta nel fatto che possiamo approfondire le più svariate tematiche nell’ambito di un notevolissimo risparmio economico perché il costo che sostenevamo per il censimento decennale era di molto superiore a quello sostenuto per le indagini campionarie, ma il livello di approfondimento è enormemente maggiore. Inoltre non si deve pensare che i dati di censimento fossero esenti da errori. Non possono contenere errori di campionamento, ma sono affetti comunque da errori di altra natura che sono ineliminabili[6].

Figura 4. Parte di una infografica ISTAT sui risultati del Censimento Permanente del dicembre 2020. Infografica completa all’indirizzo https://www.istat.it/it/archivio/251655

Il nuovo modello di censimento si basa su una complessa progettazione che si estende lungo l’arco di 4 anni durante i quali è previsto che ogni cittadino residente in Italia venga contattato una volta, in un sistema di rotazione, per la fase campionaria. Si tratta di un vero e proprio progresso in termini di tempestività della produzione delle informazioni rilevanti per il Paese ed è stato possibile grazie agli strumenti di cui possiamo disporre e di cui abbiamo potuto dotare tutta la pubblica amministrazione.

I fenomeni demografici sono quindi oggetto di studi tempestivi, importanti come mai è stato a memoria d’uomo, perché la recente emergenza sanitaria, che non è la prima emergenza che colpisce l’umanità, ma sicuramente è la prima nell’era della comunicazione globale. È quanto mai fondamentale il computo istantaneo del peso che questa crisi ci ha chiamato a sopportare in termini di perdite economiche, di mancate opportunità, di stallo della crescita produttiva ma anche del freno alla coscienza collettiva perché l’isolamento rischia di farci ripiegare più sull’individualità che sulla socialità.

Per comprendere tutto questo serve immediatezza di risposte. Lo ha già fatto la scienza, fornendo cure e vaccini contro un invisibile nemico a tempo di record, ma lo deve fare la statistica, la demografia, la sociologia che non possono dare risposte se non sono adeguatamente alimentate da dati certi e affidabili. Non ci aspettavamo un riscontro tanto importante. Però bisogna ammettere che aver progettato un modo di contare, valutare, costruire indici e monitorare nel tempo i fenomeni demografici con la massima tempestività, oggi è proprio la risposta che serviva fornire. Aver fatto il necessario per tempo ci fa trovare pronti a questo appuntamento, un motivo in più per sperare in un esito complessivamente favorevole.


Bibliografia e sitografia

ISTAT (2020), ANNUARIO STATISTICO ITALIANO 2020 https://www.istat.it/it/archivio/251048

ISTAT (2019), Evoluzione demografica 1861 – 2018  https://www.istat.it/it/files/2019/01/evoluzione-demografica-1861-2018-testo.pdf

ISTAT, Data Warehouse su Internet del Censimento Italiano  http://dawinci.istat.it/

ISTAT (2016), Linee guida per la qualità dei processi statistici che utilizzano dati amministrativi https://www.istat.it/it/files//2010/09/Linee-Guida-fonte-amministrativa-v1.1.pdf


[1] Dal latino censere, che significa valutare.

[2] L’indice di dipendenza strutturale: Rapporto tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e oltre) e la popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100. Cioè il rapporto tra la popolazione non in età lavorativa perché troppo giovane o troppo anziana e quella in età lavorativa e serve a misurare il peso che la quota di popolazione produttiva deve sostenere per mantenere tutta la popolazione. Vale 1 quando per ogni individuo in età lavorativa deve sostenere un individuo in età non lavorativa, vale più di uno se, viceversa, ogni adulto in età lavorativa sostiene più di un individuo in età non lavorativa.

[3] https://www.istat.it/it/files/2019/01/evoluzione-demografica-1861-2018-testo.pdf.

[4] https://www.istat.it/it/censimenti/popolazione-e-abitazioni

[5] La piramide delle età è una rappresentazione grafica che utilizza due istogrammi contrapposti, uno per i maschi e uno per le femmine, la cui base è rappresentata dalle classi d’età e la cui area è proporzionale alla percentuale di individui nella classe e nel genere rappresentato. La contrapposizione delle due figure forma una caratteristica piramide la cui forma è essa stessa un indice della struttura per età e genere della popolazione: più è ampia la base e sottile il vertice, più si rappresenta una popolazione con molti più giovani rispetto alle altre classi d’età, una cosiddetta ‘popolazione naturale’; viceversa, quando la base è addirittura meno ampia delle classi centrali, come accade per l’Italia e molte nazioni europee, più si dice che la popolazione rappresentata è in transizione verso l’invecchiamento e verso l’impossibilità del ricambio generazionale.

[6] Sono state molte le discussioni, anche nella letteratura del settore, su questo genere di errori e su quanto incidano sulla qualità dei dati censuari. Il fatto è che la pretesa di rilevare tutta la popolazione residente, in presenza di una certa propensione agli spostamenti, anche solo temporanei, ma che rendono irreperibile l’intervistato proprio al momento della rilevazione censuaria, non può essere del tutto soddisfatta, né sono completamente efficaci le metodologie per il trattamento dei dati mancanti. I disallineamenti con le anagrafi comunali sono sempre stati presenti ad ogni tornata censuaria.

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