L’invecchiamento della popolazione: una sfida nel nostro territorio

di Tiziana Tesauro.

La pandemia in atto ha evidenziato come, a fronte dell’aumento crescente della popolazione più vulnerabile e più esposta al rischio contagio, ovvero gli anziani, è fondamentale il rafforzamento del nostro sistema di cure territoriali che si è rivelato, di fatto, non adeguato a reggere il bisogno di cura della popolazione in generale e, in particolare, della popolazione anziana[1]. L’emergenza sanitaria ha così portato nuovamente alla ribalta il tema dell’invecchiamento perché ha mostrato drammaticamente quanto pesa la popolazione anziana in termini demografici, ma soprattutto in termini sociali e sanitari.

Eppure l’invecchiamento della popolazione non è un fenomeno nuovo. È entrato nel dibattito fin dagli anni settanta, da quando i demografi italiani lanciavano l’allarme sulle conseguenze che il fenomeno avrebbe avuto sulla società e sull’economia del nostro paese (Golini, 1997). Determinato da un sempre minor numero di nascite, dall’allungamento della vita media e da un effetto contradditorio delle migrazioni[2], l’invecchiamento provoca una profonda distorsione della struttura della popolazione, determinando un peso crescente degli anziani in termini sociali, economici e sanitari. Nel nostro paese, dal punto di vista territoriale, il fenomeno non ha avuto un andamento uniforme dal momento che, storicamente, ad un Centro-Nord fortemente invecchiato, ha sempre corrisposto un Meridione più giovane, con un grande bacino di forza lavoro e soprattutto livelli di fecondità al di sopra del livello di sostituzione[3]. Un quadro però che negli ultimi anni ha conosciuto un profondo mutamento. La popolazione del Mezzogiorno ha, infatti, sperimentato nei tempi più recenti una diminuzione incessante della fecondità arrivando negli ultimi anni anche a livelli inferiori a quelli del Nord. Inoltre, da una parte il Mezzogiorno non è stato in grado di attrarre in modo stabile, se non in minima parte, l’immigrazione straniera, dall’altra ha continuato a sperimentare una costante emorragia di popolazione giovane attratta dall’estero e soprattutto dal Centro-Nord del paese (De Rose, Strozza, 2015). Tutto questo ha accelerato drasticamente il ritmo di crescita dell’invecchiamento anche in quelle province meridionali che avevano mostrato livelli di invecchiamento più contenuti in passato.

Se guardiamo a ciò che è successo nella provincia di Salerno vediamo che l’indice di vecchiaia[4] è cresciuto in modo costante dal 2011 al 2019, pur mantenendosi al di sotto dei valori nazionali. Passando da 121,7 a 153,7 l’indice di vecchiaia ha registrato un incremento di circa trenta punti in soli nove anni, mostrando un incremento consistente della popolazione anziana, superiore anche ai valori regionali che restano comunque più bassi (cfr. Graf. 1). Focalizzando poi l’attenzione ai comuni appartenenti all’ambito territoriale della provincia di Salerno Ambito S6[5], ovvero Baronissi, Bracigliano, Calvanico, Fisciano Mercato S. Severino, Siano, possiamo notare che, fatta eccezione per il comune di Bracigliano dove il valore indica ancora una situazione di equilibrio tra giovani e anziani, negli altri comuni l’indice è ampiamente superiore a 100 (Figura 1)[6]. È dunque notevolmente cresciuto il peso della popolazione anziana e la crescita pesa in termini demografici, ma anche in termini sociali ed economici.

Per comprendere il peso in termini economici della popolazione anziana va considerato l’indice dipendenza anziani[7] che misura il peso della popolazione in età anziana, considerata inattiva nel mercato del lavoro, su quella in età potenzialmente attiva. Come si vede nella provincia di Salerno l’indice ha un livello più basso rispetto al resto del paese, ma cresce in modo costante, arrivando a 31,1 punti, il che vuol dire che le persone in età lavorativa per ogni ultrasessantacinquenne sono solo tre (cfr. Gr. 2).

Gli indici presi in considerazione ci mostrano quanto è cresciuta la popolazione anziana, una crescita considerevole in questi ultimi anni, soprattutto se si considera che, sul totale della popolazione dei comuni dell’AmbitoS6, gli anziani sono passati dal 15% al 18% circa (www.istat.it). Per invertire la tendenza e tendere ad un riequilibrio del rapporto giovani-anziani, sarebbe necessario continuare ad accogliere immigrazione straniera e soprattutto favorire una ripresa della natalità (Gesano 2019). Non sembra tuttavia questa la tendenza né a livello locale né a livello nazionale.

Il progetto “Politiche familiari e demografiche: contesto europeo e realtà italiana” realizzato nell’ambito dell’Accordo di collaborazione tra il CNR-IRPPS e il Dipartimento per le Politiche della Famiglia (DiPoFam) della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Bonifazi 2019) documenta come la situazione sia nel nostro paese particolarmente preoccupante, anche raffrontata al contesto europeo. In Italia la diminuzione delle donne in età feconda, il contenuto livello di fecondità e la quota elevata di anziani sono destinati a produrre per molto tempo un ammontare di decessi superiore a quello dei nati, una riduzione dell’ammontare della popolazione, un ricambio insufficiente nelle età lavorative e un calo dell’ampiezza delle nuove generazioni. Per contrastare gli effetti del perdurare ormai quarantennale della bassa fecondità e provare ad uscire dalla trappola demografica in cui siamo, il progetto CNR-IRPPS suggerisce in primo luogo di sviluppare i servizi per l’assistenza formale per la prima infanzia (0-3 anni), in quanto hanno un effetto positivo sulla transizione al secondo figlio più rilevante rispetto ai trasferimenti monetari alle famiglie e ai congedi familiari.

Sarebbe quindi questa la strada da perseguire anche a livello locale.


Bibliografia

Arlotti M., Ranci C. (2020), Coronavirus: quadro e criticità dei servizi sanitari territoriali, www.welforum.it.

Bonifazi C. (2019), Audizione sulla Proposta di legge A.C. 687. Delega al Governo per riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e la dote unica per i servizi, XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, 17 ottobre, www.camera.it.

De Rose A., Strozza S. (eds.) (2015), Rapporto sulla Popolazione. L’Italia nella crisi economica, Il Mulino, Bologna.

Gesano G. (2019), La riproduzione in Italia e nelle sue regioni nel quadro delle dinamiche demografiche in Europa, E-PUBLISHING IRPPS, https://www.movetothecloud.it/irpps/e-pub/index.php/mono/article/view/978-88-98822-15-7

Golini A. (1997), Demographic trends and ageing in Europe. Prospects, problems and policies, GenusLIII.


[1] A fronte di ciò il “Decreto rilancio” ha destinato per il 2020 oltre 700 milioni di euro per favorire lo sviluppo dei sistemi di assistenza domiciliare (Arlotti, Ranci 2020).

[2] L’emigrazione provoca un inasprimento del processo di invecchiamento dal momento che a partire sono prevalentemente i giovani; l’immigrazione provoca un ringiovanimento della struttura per età della popolazione sia per la giovane età degli immigrati sia, nel caso di immigrazione straniera, per un più elevato livello di fecondità degli stranieri rispetto alla popolazione autoctona.

[3] Il livello di sostituzione è la misura del tasso di fecondità totale che garantirebbe il ricambio generazionale, contribuendo quindi a frenare l’invecchiamento della popolazione. Questa soglia è uguale a 2,1 figli per donna.

[4] L’indice di vecchiaia è dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni, moltiplicato per 100. Rapporti superiori a 100 indicano una maggiore presenza di soggetti anziani rispetto ai giovanissimi.

[5] L’Ambito è determinato dalla L.R. n°11/2007 “Legge per la dignità e la cittadinanza sociale. Attuazione della legge n°328/2000”, integrata e modificata con la L.R. n°15/2012 “Misure per la semplificazione, il potenziamento e la modernizzazione del sistema integrato del welfare regionale e dei servizi per la non autosufficienza”.

[6] Per un approfondimento si rimanda al seguente link: http://welfarepost.irpps.cnr.it/?page_id=113

[7] L’indice dipendenza anziani è dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione in età attiva (15-64 anni) moltiplicato per 100.

Elaborazioni dati: Luca Pianelli

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